ENOTRE

L’OLIO
Olio extravergine Enotre L’olio extravergine d’oliva Enotre nasce in Calabria, alle falde della Sila Crotonese. E’ qui che l’impresa agricola dell’olio Enotre prosegue la produzione olearia della famiglia Pollizzi, raccogliendone la tradizione e la passione per la coltivazione dell’olivo. Ottenuto dalla spremitura di olive della varietà Carolea, Enotre ha un sapore mediamente fruttato e una bassissima acidità dovuta sia al tipo di cultivar che all’altitudine a cui viene prodotto. L’olio viene estratto con i metodi più attuali di frangitura, nel rispetto dell’ambiente e senza l’utilizzo di prodotti chimici. Il risultato è un extravergine saporito ma delicato, con un’acidità molto bassa e un gusto leggermente fruttato che esalta i sapori di ogni portata, senza coprirli. Enotre fruttato delicato: un olio capace di combinare sapientemente la genuinità e il gusto dell’extravergine, l’attenzione moderna per le tecniche agronomiche con la passione della tradizione.

L’OLIVA E GLI ULIVETI
La Carolea è una cultivar* d’olivo tipica della Calabria. L’oliva Carolea esige cure agronomiche ma si adatta bene alle diverse condizioni ambientali del meridione, con una buona resistenza al freddo, alla siccità e alle gelate primaverili. Gli oli estratti da questa cultivar sono caratterizzati da un livello medio di fruttato, un livello medio-leggero di amaro e piccante, con sensazioni prevalenti di erba fresca e foglia di carciofo, sentori di pomodoro e mandorla. Gli uliveti da cui nasce l’olio Enotre si trovano a circa 650-700 metri d’altezza, ai piedi della Sila Crotonese, immersi in un ambiente incontaminato e prezioso per la sua biodiversità. L’altitudine della coltivazione incide per diversi motivi sulla qualità dell’olio prodotto, ritardandone innanzitutto la maturazione dei frutti e consentendone un migliore mantenimento. L’altitudine permette inoltre una maggiore ventilazione riducendo al minimo gli attacchi parassitari come quello della mosca, vera e propria piaga delle coltivazioni sottoposte ad alta umidità.

*Il termine cultivar (sostantivo femminile) deriva dalla contrazione della locuzione inglese cultivated variety (varietà coltivata), a sua volta calco del latino varietas culta, ed è entrato nel linguaggio corrente del settore a partire dagli anni ‘50. In agronomia, col termine cultivar si intende una varietà di pianta coltivata. Da un punto di vista pratico, la cultivar sarebbe analoga alla razza di una specie animale realizzata con la domesticazione e la selezione.

LA RACCOLTA
Non vi è alcun periodo ideale per la raccolta delle olive: la scelta spetta al produttore in base ai fattori ambientali (l’altitudine, l’esposizione al sole e la latitudine delle coltivazioni) e al tipo di olio che vorrà ottenere (un olio più deciso ha bisogno di olive meno mature che però hanno una resa quantitativamente minore). La fase della raccolta è quindi uno dei momenti più importanti all’interno del ciclo di produzione dell’olio extravergine d’oliva. La raccolta avviene attraverso “pettini”, bastoni o agevolatori meccanici che scuotono le fronde degli ulivi e fanno cadere i frutti sulle reti. Olio extravergine Enotre Alle pendici della Sila crotonese, le caratteristiche morfologiche del territorio aspro e scosceso rendono la raccolta lenta e laboriosa, scandita dai terrazzamenti delle colline. Non meno importante per ottenere un olio fragrante e privo di odori sgradevoli è il metodo di stoccaggio delle olive: subito dopo la raccolta, le olive vengono riposte all’interno di apposite cassette aerate, lontano da fonti di calore. La frangitura, infine, avviene nel giro di appena 18-24 ore dalla raccolta. Questa contiguità garantisce che le olive non fermentino in modo anaerobico dando origine alla formazione di "alcoli alifatici" che produrrebbero nell'olio difetti sostanziali come il "riscaldo" e la "muffa". Per la raccolta, l’impresa si avvale della competenza di Carmine Iannone, noto agronomo della regione.

LE TRIBU ENOTRIE
Il nome dell’olio Enotre deriva dalle tribù degli Enotri, fiere e bellicose popolazioni che abitavano la Calabria già attorno al XI secolo a.C., ben prima dell’arrivo dei Greci. Secondo diverse fonti letterarie, queste popolazioni autoctone erano caratterizzate da una precisa identità linguistica e culturale, distinta da quella del popolo Elleno. Omero (Odissea, I, 182-84) definisce gli abitanti dell’antica Temessa (costa occidentale della Calabria) come “uomini che parlano un’altra lingua”, probabilmente indoeuropea, sicuramente diversa da quella greca. Aristotele (Politica VII 10, 3) parla dei Choni come di una “stirpe Enotria” stanziata sullo Ionio. Per poter dominare un territorio più vasto, gli Enotri si insediarono nelle zone collinari della Calabria, divennero tribù stanziali e caratterizzarono gli insediamenti con abitazioni in legno, pavimenti in argilla e forni per la cottura del cibo. Coltivarono cereali, legumi, noci e ulivi. Al contrario di quanto si crede, non furono dunque i Greci a introdurre la coltivazione dell’olivo in Calabria: furono gli Enotri.

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